COP26: dalle parole si passerà ai fatti?

Autore: Giovanni Laface

Cos’è la COP?

La COP, acronimo di Conference of Parties, è la riunione annuale che impegna tutti i Paesi firmatari della Convezione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) a riunirsi per discutere sulle politiche da attuare per affrontare il problema. L’UNFCCC fu firmato nel 1992 a Rio de Janeiro in occasione della Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite, con lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra, tramite protocolli che hanno posto limiti obbligatori al fine di raggiungere obiettivi prestabiliti: il più importante tra questi è il Protocollo di Kyoto.

Un mese fa, a Glasgow, tra il 31 ottobre e il 12 novembre, si è tenuta la COP26 (ventiseiesima edizione). Più di 190 leader di tutti i paesi del mondo si sono riuniti per stabilire un fronte comune per combattere e vincere la sfida contro il cambiamento climatico, ora più che mai una priorità per salvare il nostro pianeta e la nostra civiltà.

Le aspettative della 26esima edizione

La precedente edizione (COP25), tenutasi nel dicembre del 2019, ospitata dal governo cileno e condotta a Madrid, è stata un completo fallimento. Si sono affrontate tematiche come il taglio dei gas serra o gli aiuti ai Paesi più poveri che iniziavano a subire gli effetti del cambiamento climatico, ma dopo giorni di negoziazioni per disincentivare i permessi per le emissioni di anidride carbonica (alla base del cosiddetto “mercato del carbonio”) non si è arrivati ad un accordo e si è rimandato il tutto.

Questi “non” risultati hanno, fin da subito, fatto attendere con trepidazione e impazienza la COP26, sperando che potesse trattarsi della svolta decisiva verso un cambiamento globale necessario. Purtroppo, a causa della pandemia globale scoppiata nel 2020, l’edizione più attesa è stata rimandata (si sarebbe dovuta tenere dal 9 al 20 Novembre 2020). La pandemia ha trovato tutti impreparati e fatto spostare l’attenzione degli esperti verso la salvaguardia della salute pubblica. In poco più di un anno, grazie al sacrificio di tutti i cittadini del mondo e grazie agli scienziati che hanno lavorato senza sosta, si sono ottenuti ottimi risultati che ci hanno permesso di tornare ad una parziale normalità.

Per capire meglio qual è l’importanza della COP che si è tenuta quest’anno, bisogna guardare indietro fino al 2015, in occasione della COP21, gli stati hanno firmato il così detto Accordo di Parigi, dove i Paesi si sono impegnati a collaborare per limitare l’aumento della temperatura della terra rimanendo al di sotto di 1,5 °C, con l’accordo di riunirsi ogni 5 anni per presentare un piano aggiornato per i prossimi anni. Passato questo lasso di tempo e considerando le prospettive future poste dai vari Paesi, l’importante obiettivo dell’Accordo di Parigi potrebbe rivelarsi utopistico.

Questa edizione ha avuto un’importanza strategica per stabilire i piani futuri per i Paesi, gli obiettivi posti sono:

·    Ridurre la crescita delle temperature non oltre 1.5 °C entro il 2050;

·    Proteggere comunità e habitat naturale;

·    Investimenti per il clima;

·    Collaborazione e cooperazione.

Di cosa si è parlato e quali sono le conclusioni della conferenza?

Secondo le politiche attuali è previsto che si riuscirà ad arrivare ad un aumento della temperatura della terra di 1.8 °C entro il 2100, per questo motivo è stato necessario arrivare ad accordi ed imposizioni più restrittive modificando i precedenti Accordi di Parigi. Le tematiche affrontate per raggiungere lo scopo riguardano:

·    Rendere più rapida l’eliminazione graduale del carbone, argomento molto delicato rimasto in sospeso nella COP precedente. In questo caso i Paesi firmatari si impegnano a ridurre le centrali a carbone ed eliminando i sussidi relativi alla produzione di energia da fonti fossili, in modo da ridurre sempre più la dipendenza energetica da materie prime non rinnovabili;

·    Ridurre il processo di deforestazione, l’inquinamento degli oceani e della criosfera mantenendo l’integrità dell’ecosistema, proteggendo la biodiversità;

·    Puntare ad efficientamento del settore dei trasporti passando sempre più velocemente alla mobilità elettrica e sostenibile, aumentando la produttività dei veicoli elettrici e migliorando le infrastrutture per velocizzare il processo. L’obiettivo deve essere quello di rendere una rete pubblica di trasporti sempre più sostenibile ed efficiente e creare degli incentivi per spingere la popolazione a essere parte attiva del processo di transizione;

·    Incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili, incentivando e investendo sulla ricerca per rendere sostenibile economicamente il cambiamento. Leggi ed incentivi per orientare l’utente privato, pubblico e l’azienda ad attuare un processo di innovazione per garantire un maggiore comfort e uno stile di vita più salutare riducendo il più possibile gli inquinanti;

·    Aumentare gli investimenti da parte dei paesi più sviluppati per garantire un immediato cambiamento nel processo di produzione energetica (e non solo) e per aiutare i paesi meno sviluppati a puntare rapidamente su un’economia green puntando da subito sulle fonti rinnovabili.

Importante è la collaborazione tra le maggiori potenze mondiali, USA e Cina, che si impegnano a lavorare unitamente nei dossier che riguardano il clima. Inoltre, per la deforestazione, 134 Paesi (tra cui Brasile, Russia e Cina) si impegneranno concretamente per: fermare il processo di deforestazione entro il 2030 e ridurre le emissioni da metano entro il 2030 (non hanno accettato quest’ultima clausola Russia, Cina e India). Per quanto riguarda la tanto discussa produzione di energia dal carbone, solo 25 Paesi (tra i quali l’Italia) hanno firmato un accordo per fermare le centrali e altri 23 si impegneranno ad iniziare a dismettere il carbone per la produzione di elettricità; 450 aziende con un asset di 130.000 miliardi di dollari hanno aderito a GFANZ, coalizione che si impegna a dimezzare le emissioni entro il 2030 e ad arrivare a zero emissioni nette entro il 2050; 11 produttori di auto e una trentina di Paesi si impegnano a vendere solo auto e veicoli commerciali a zero emissioni entro il 2035 nel proprio Paese di produzione e nel 2040 a vendere questi prodotti anche nel resto del mondo.

Per concludere, di particolare importanza risulta essere il “Paris Rulebook” che rende definitivamente operativo l’Accordo di Parigi. È suddiviso in tre tematiche:

·    Trasparenza: entro il 2024, entrerà in vigore per tutti i Paesi il quadro di trasparenza. Tabelle da utilizzare per rendicontazione i dati dell’inventario delle emissioni e degli assorbimenti di gas serra; formati tabulari comuni per il monitoraggio dei progressi e l’eventuale raggiungimento di contributi determinati a livello nazionale (NDC – Nationally Determined Contributions); rapporti che i Paesi dovranno redigere e trasmettere periodicamente all’UNFCCC. Inoltre, sono state inserite delle opzioni di “flessibilità” per i Paesi in via di sviluppo.

·    Meccanismi di carbon market (articolo 6): i Paesi, riconoscendo il mercato internazionale del carbonio, si impegnano a rispettare gli accordi stabiliti a livello nazionale per ridurre i gas serra, seguendo linee guida per i così detti “approcci cooperativi” e operando la condivisione delle informazioni che verranno incluse nel nuovo quadro di trasparenza.

·    Common timeframes: i Paesi dovranno comunicare gli NDC su base quinquennale con tempistiche che realisticamente possono rispettare per i cinque anni a venire.

Qui si può trovare l’elenco di tutte le decisioni prese nella COP26: https://unfccc.int/process-and-meetings/conferences/glasgow-climate-change-conference-october-november-2021/outcomes-of-the-glasgow-climate-change-conference

Cosa ci ha lasciato la COP26?

Due settimane intense di negoziati, giorni in cui i rappresentanti delle potenze mondiali hanno stabilito e, si spera, migliorato nuove linee guide per la salvaguardia della Terra. Pianeta del quale siamo ospiti, forse ormai indesiderati, che stiamo sfruttando fino a terminare tutte le risorse senza preoccuparci minimamente di quelle che possono essere le conseguenze e provocando inesorabilmente la sua estinzione, la nostra estinzione. Produrre energia è necessario, farlo nel modo corretto rispettando il mondo in cui viviamo è vitale.

Quello che trapela dall’Accordo di Glasgow, secondo le varie associazioni ambientaliste mondiali, è totale insoddisfazione: Amnesty International recita “Tradimento catastrofico nei confronti dell’umanità”, WWF rincara la dose “L’Accordo di Glasgow è inadeguato”, Greenpeace “Accordo debole, manca di coraggio”. Insomma, non quello che ci si aspettava, dopo una pandemia che ha letteralmente bloccato il mondo ci si auspicava un cambiamento radicale, non imminente certo, sarebbe impossibile, ma necessario e da attuare negli anni con decisione e soprattutto coraggio.

Le decisioni che sono state prese a Glasgow sembrano andare verso la giusta direzione, la volontà di un cambiamento sembra essere concreta. La Ue con il “Green New Deal” ha dato una risposta decisa a questa battaglia, ma tutto passa da Paesi in via di sviluppo, come India e Brasile, e le grandi potenze, USA e Cina, caratterizzati da un alto tasso di inquinamento e non tutela dell’ambiente. Piccoli passi avanti sono stati fatti, ma è evidente che non è abbastanza. Un’ipotesi di questo freno posto al cambiamento potrebbe derivare dalla paura di intaccare una crescita economica per i Paesi in via di sviluppo che potrebbe bloccare questo processo o, nel caso di Paesi con un’economia che li rende “padroni del mondo”, potrebbe generare un contraccolpo da farla crollare e rischiare di far trovare l’una o l’altra in “seconda posizione”.

È determinante cambiare rotta, farlo al più presto, ma in particolare, farlo tutti insieme, perché se non si prendono provvedimenti e si attua una transizione globale, non ci sarà più nessun primato, più nessuna crescita economica, ma esclusivamente un’aspra lotta alla sopravvivenza contro un nemico impossibile da battere: la natura.

 

Fonti

“Cop”, Dipartimento per le Politiche Estere

“Che cos’è la COP26”, ukcop26

Simona Ingram, “COP26: perché è un evento di importanza globale?”, National Geographic

Stefano Secondino, “COP26, che cosa è stato deciso alla conferenza”, ANSA

“I principali risultati della COP26 di Glasgow”, ISPRA

“Glasgow – La COP26”, Ministero della Transizione Ecologica

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