Rubrica “Il giro del mondo a zero emissioni”: Bhutan

A cura di Carlo Gulizia

Indisturbato alle pendici delle cime più alte del pianeta, circondato da foreste brulicanti di biodiversità e permeato dalle tradizioni del Buddhismo, al confine settentrionale del Tibet si trova uno staterello, chiamato fino a qualche secolo fa “La terra del Drago del Tuono”: il Bhutan.
Nonostante la svolta ecologica sia stimolata principalmente dai Paesi più ricchi del mondo, questa Nazione, abitata da circa 750.000 persone, concentrate in una regione poco più grande della Svizzera, può esserci d’esempio come modello ecologico di successo. 

La Costituzione verde

Il Bhutan è una monarchia costituzionale relativamente recente, ha acquisito indipendenza politica dall’India solamente nel 1953 con la nascita di un assemblea nazionale formata da 130 membri e fa della natura ecologista dello Stato il suo principio fondamentale. Nella nuova costituzione del 2005, infatti, si impone di mantenere il limite inferiore della percentuale di territorio occupato da foreste al 60% almeno! Per rendere l’idea, una superficie del genere corrisponde a un territorio più grande dell’intero Piemonte. Inoltre, in seguito alle iniziative di conservazione e restauro del patrimonio forestale, incluse nel programma “Green Bhutan”, il Regno vanta ad oggi oltre il 70% di superficie ricoperta da foreste, preziose contenitrici di biodiversità. Tale vegetazione non solo permette di compensare la totalità delle emissioni del paese, ma rappresenta un vero e proprio “pozzo di anidride carbonica” per le emissioni dei paesi limitrofi con oltre 4 milioni di tonnellate di CO2 assorbite ogni anno (più del doppio delle emissioni dello stesso Bhutan).

Sostenibilità come motore di sviluppo

Il Bhutan è un paese in via di sviluppo economicamente ancora poco avanzato. Perciò, molti dei progetti realizzati o delle infrastrutture in costruzione sono finanziati dall’India. Grazie alla lungimiranza della politica però, questa arretratezza è diventata un’opportunità. 

Il Bhutan risponde al 100% del suo fabbisogno energetico con energia prodotta interamente da fonti rinnovabili. Il sistema idroelettrico sfrutta i corsi d’acqua provenienti dalle montagne che circondano il Paese. Il potenziale energetico di 30.000 MW è attualmente sfruttato solo per meno del 10%, e garantisce il 94 % del fabbisogno elettrico alle zone rurali, e il 100% alle zone urbane. Il 70% dell’energia prodotta in questo modo viene venduta all’India, generando ricchezza, favorendo i rapporti geopolitici e contribuendo alla riduzione delle emissioni del paese. Dal 2016 è partita la realizzazione di impianti eolici per un totale previsto di 25 parchi, che insieme a impianti fotovoltaici per un totale di 1 MW  e agli impianti a biomasse, che sfruttano l’enorme quantità di foreste presenti nel paese, completano il quadro energetico del Paese.

I rischi e gli obiettivi

Data la sua posizione geografica, il Bhutan è fortemente condizionato dai cambiamenti climatici. Lo scioglimento dei ghiacciai minaccia tutte le attività antropiche avviate e la possibilità di acquisire indipendenza economica. Già adesso le foreste bhutanesi sono soggette ad alluvioni e incendi sempre più frequenti. La consapevolezza dei rischi associati alle emissioni però fa del Bhutan uno dei paesi più intraprendenti e ambientalisti del mondo.

Lo stato mira ad azzerare le sue emissioni di CO2 entro il 2030, rendere la produzione di cibo 100% organica ed il territorio waste-free sempre entro il 2030. Inoltre, il governo fornisce corrente elettrica gratuita agli agricoltori (in modo da evitare che si cucini con il legname), fornelli a energia solare e digestori domestici per la produzione di biogas ai residenti di venti distretti, e mira a sostituire la totalità dei sistemi di illuminazione presenti nel paese con impianti a LED. Il settore dei trasporti ha intrapreso un percorso di elettrificazione.

La mentalità

Negli scorsi 50 anni, il governo bhutanese ha valutato le riforme e i progetti non in funzione del PIL ma della FIL, la felicità interna lorda, un parametro che misura il grado di apprezzamento delle iniziative dello Stato da parte della popolazione e ne quantifica l’effetto sulla vita della gente. Non ci si stupisce allora di come il Paese abbia imboccato la strada dell’ecologismo e della sostenibilità, rinnegando i combustibili fossili e abbracciando la biodiversità e l’energia pulita.

Matt Finch, analista dell’Unità d’Intelligence sull’Energia e i Cambiamenti climatici del Regno Unito afferma che “I cambiamenti climatici hanno natura antropica, noi abbiamo creato il problema e dobbiamo trovarvi una soluzione…e le soluzioni ci sono se vogliamo trovare la volontà di cercarle. In Bhutan la volontà deriva da un idea di futuro”.

FONTI CITATE:

Devaney S., “Come uno dei Paesi più piccoli del mondo è diventato un eco leader” in The Huffington Post;

Tutton, M., Scott, K., “What tiny Butan can teach the world about being carbon negative” in CNN.

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