Israele, un esempio da imitare? Parte II

Le mosse di Isreale

A cura di Luca Morena

Nel 2007, tramite l’istituzione “Autorità delle acque”, lo stato di Israele ha iniziato l’opera di desalinizzazione delle acque marine e recupero di quelle dolci, ma è nel biennio 2008-2009 che una gravissima siccità costringe gli Israeliani ad affrontare con urgenza l’emergenza idrica, investendo negli impianti per la desalinizzazione. Oggi, l’acqua è ancora una risorsa molto preziosa ma il suo approvvigionamento non costituisce più un problema.

Nel 2008 appunto, Israele si trovò vicino alla catastrofe ambientale. Una siccità decennale aveva bruciato la Mezzaluna fertile e la più importante fonte di acqua dolce del Paese. Il livello delle acque del Mar di Galilea (altro nome per indicare il lago di Tiberiade), era sceso fino a toccare la “black line”, la linea nera al di sotto della quale la quantità di sale presente nel lago lo avrebbe reso inutilizzabile per la raccolta delle acque. I raccolti andarono quasi completamente distrutti. Nella vicina Siria si cercò disperatamente di perforare pozzi fino a 500 metri di profondità per cercare acqua dolce, ma alla fine i contadini dovettero arrendersi e vi fu una corsa verso le principali città per cercare un lavoro di fortuna. Tale siccità e le sue conseguenze hanno colpito anche Paesi come l’Iran, l’Iraq e la Giordania.

Israele, invece, è uscita dal dramma attraverso due strade: una puntuale strategia scientificamente architettata per l’utilizzo delle risorse idriche esistenti da un lato, e ad una vera e propria creazione di nuove fonti d’acqua dall’altro.

Queste sono, molto brevemente, le principali misure utilizzate da Israele per combattere il problema idrico, riportate nell’articolo di David Elber, “Israele e la Gestione dell’acqua”:

  • Servizi igienici e docce a basso flusso d’acqua diffusi a livello nazionale, fino a pochi anni fa, il consumo medio pro-capite era di 102 metri cubi all’anno, ora è stato ridotto a 87 metri cubi l’anno
  • Assegnazione di vere e proprie quote d’acqua per i vari utilizzi: domestico, agricolo e industriale, che potevano variare di anno in anno a seconda del bilancio idrico nazionale
  • Istituzione di un sistema di tassazione “a livelli” per il prezzo dell’acqua: il consumatore privato, agricolo o industriale pagava cioè un prezzo più alto per il consumo d’acqua che eccedeva la quantità che gli era stata assegnata
  • Utilizzo razionale dell’eccedenza delle precipitazioni invernali: quest’acqua viene, tutt’oggi, raccolta in laghi artificiali sparsi in molte parti del Paese ed è usata per l’irrigazione e, quando è possibile, per il rifornimento delle falde acquifere.
  • Riciclaggio delle acque reflue domestiche e industriali: oggi in Israele viene riciclata quasi il 90% dell’acqua, unico caso al mondo (basti pensare che il secondo paese per riutilizzo dell’acqua, ossia la Spagna, ne ricicla meno del 20%). Grazie all’alto grado di purificazione, quest’acqua può essere usata per qualsiasi tipo di coltura senza alcun rischio. È da tener ben presente che, tuttavia, dal momento che gli scarichi domestici e industriali sono più salmastri dell’acqua dolce delle fonti naturali (ciò è dovuto alla presenza di detergenti per uso domestico, come anche prodotti chimici usati nell’ industria), la concentrazione di sali nell’acqua riciclata era circa il doppio rispetto a quelli presenti nell’acqua dolce e l’irrigazione con acqua “filtrata” causava una graduale salinizzazione del suolo. Così si è provveduto dapprima a un monitoraggio della concentrazione salina e a un lavaggio dei sali accumulati e poi alla desalinizzazione preventiva delle acque reflue trattate.
  • Sfruttamento delle acque salmastre delle falde del Negev e dell’Aravà, per l’irrigazione di colture che tollerano bene un livello di salinità più alto del normale, quali quelle del cotone, dei pomodori o dei meloni
  • (tuttavia, per ovviare ad un eccessivo accumulo di sali attorno alle radici, e per facilitare la lisciviazione di quelli che si sono accumulati, è essenziale coltivare le piante in terreni di media o leggera consistenza (per esempio sabbiosi o ricchi di sabbia).
  • Progetti di intensificazione delle piogge grazie alla “ricarica” delle nuvole con cristalli di ioduro d’argento: grazie all’esperimento effettuato sopra il bacino del lago Kinneret, dal 1976le piogge annuali nell’area sono state incrementate.
  • La tecnica dell’irrigazione goccia a goccia è stata migliorata e affinata grazie alla tecnologia e all’informatica applicata. Lo sviluppo di questa tecnologia è ancora in corso e permette un enorme risparmio d’acqua. Inoltre, questa tecnica si è dimostrata molto efficace sui terreni in forte pendenza, permettendo la coltivazione dei territori collinari. Questa innovativa tecnica ha permesso di abbattere il consumo d’acqua per l’agricoltura in Israele, che nei primi anni Settanta rappresentava l’80% del consumo totale, ed è arrivato a meno del 40% negli anni 2000 (Fonte: Yaacobi Committee Report, 1971; Ministry for National Infrastructures, 2003).

Oggi in Israele sono oltre 400 le aziende coinvolte nel settore idrico, e molte di esse sono a capo di progetti in Cina, Africa e Asia per lo sviluppo di aree desertiche o semi-desertiche, applicando le tecniche appena descritte.

La strada intrapresa da Israele si sta estendendo a macchia d’olio: secondo la International Desalination Association, 300 milioni di persone al mondo bevono acqua desalinizzata e il numero è in rapida crescita. La società israeliana che ha costruito gli impianti nel proprio Paese ne sta ora costruendo una a Carlsbad, nel sud della California e altre commesse stanno arrivando da varie parti del mondo. Ogni anno se ne costruiscono almeno sei simili a quello di Soreq. Un impianto particolarmente ambizioso è quello in progetto sul Mar Rosso, dove israeliani, giordani e palestinesi si divideranno l’acqua prodotta e la salamoia verrà riversata nel Mar Morto, che negli ultimi anni è sceso di oltre un metro in seguito al prelievo di acqua effettuato dal 1960 ad oggi.

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