LA SITUAZIONE IDRICA IN ITALIA

PRELIEVO E DISTRIBUZIONE
L’acqua viene utilizzata per molti scopi, nel settore agricolo, nel settore industriale, nel settore commerciale, nel settore energetico e soprattutto nel settore civile. Nel 2018, secondo i dati Istat, il volume totale di acqua potabile prelevato in Italia è stato pari a 9,2 miliardi di metri cubi (in lieve calo rispetto al 2015, con i suoi 9,5 miliardi di metri cubi), con un prelievo giornaliero di 25 milioni di metri cubi corrispondente a 419 litri al giorno per abitante. In Italia il prelievo e la distribuzione delle risorse idriche risultano essere eterogenee, dipendenti dalle diverse condizioni meteorologiche, dalle diverse morfologie dei territori, dalle diverse infrastrutture di trasporto dell’acqua e da una minore o maggiore efficienza dei servizi idrici. In figura 1 è rappresentata la suddivisione della provenienza delle acque per scopi civili in Italia nel 2018.

Il Nord Italia, con la presenza delle Alpi, ricche di risorse idriche come laghi e fiumi, e soprattutto grazie alla presenza del fiume Po, rappresenta una delle maggiori fonti di prelievo di acqua potabile. In particolare, la Lombardia è la regione dove si preleva il maggior quantitativo di acqua per uso potabile (15.4% del totale nazionale). Nel 2018, dal distretto del fiume Po sono stati prelevati circa 2,8 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, mentre dalle Alpi 1 miliardo di metri cubi. La maggior parte di acqua viene prelevata da fonti d’acqua sotterranee grazie all’utilizzo di pozzi. Negli
ultimi anni, la grande disponibilità di risorse idriche nelle regioni settentrionali viene messa a dura prova a causa del mutare improvviso delle condizioni meteo, si alternano periodi di siccità a periodi di emergenza idrogeologica caratterizzati da alluvioni e forti disagi. La causa di queste imprevedibili variazioni risulta essere la crisi climatica, che si dimostra sempre più evidente, e che negli anni a venire diventerà sempre più un rischio per il bilancio idrico che garantisce la disponibilità di acqua potabile.

L’Appennino settentrionale e l’Appennino centrale, con la presenza di numerose fonti sorgentizie, rappresentano la più grande fonte di prelievo di acqua potabile per il Centro Italia. Complessivamente sono stati prelevati 2,1 miliardi di metri cubi di acqua nel 2018, e negli ultimi due anni la situazione si è rivelata stabile. Si è verificato un aumento della quantità d’acqua disponibile, come ad esempio nell’invaso di Bilancino, a monte di Firenze, nella diga di Penne in Abruzzo, che registra un valore record rispetto agli anni precedenti raggiungendo i 7,84 milioni di metri cubi, nel lago di Bracciano nel Lazio, cresciuto di 32 cm rispetto all’anno precedente. Dal distretto della Sardegna sono stati prelevati circa 0,3 miliardi di metri cubi di acqua proveniente per il 78 % da bacini superficiali, mentre la restante quantità deriva da sorgente o pozzo. Ciò che debilita maggiormente la distribuzione di acqua potabile nelle regioni del Centro Italia risulta essere un’alta percentuale di perdite d’acqua dall’immissione in rete fino all’arrivo all’utente finale. Prendendo come riferimento i 109 capoluoghi di provincia italiani il 37,3% di acqua immessa in rete viene dispersa. In particolare, nelle regioni del Centro Italia vengono raggiunte percentuali di gran lunga superiori al 45% come Chieti (74,7%), Frosinone (73,8%) e anche Latina e Rieti con valori al di sopra del 65%. Una problematica come questa è dovuta principalmente a strutture di trasporto d’acqua datate di oltre 50 anni che subiscono diverse rotture con conseguente perdita di ingenti quantità d’acqua causando forti ripercussioni finanziarie e ambientali di rilievo e debilitando in maniera grave il servizio idrico. Giungendo alle regioni meridionali, lo scenario peggiora notevolmente. Le principali fonti di prelievo di acqua potabile risultano essere l’Appennino meridionale (nel 2018 2,3 miliardi di metri cubi) dove il 46% viene prelevato da fonti sorgentizie e la Sicilia (0,7 miliardi di metri cubi), dove prevale lo sfruttamento di pozzi. Tra le regioni meridionali vi sono consistenti scambi idrici, al fine di garantire le esigenze idropotabili dei territori in cui è minore la disponibilità della risorsa. In particolare, la Campania contribuisce con il 10,1% di acqua prelevata rispetto al totale nazionale e il Molise disponendo di circa 2000 litri al giorno per abitante risulta fondamentale nel far fronte alle esigenze idriche delle vicine regioni, come ad esempio la Puglia, che dispone di soli 116 litri al giorno per abitante. Sono 12 i comuni capoluoghi di provincia che nel 2018 hanno fatto ricorso a misure di razionamento della distribuzione dell’acqua, principalmente tutti i capoluoghi della Calabria e in più della metà dei comuni siciliani. Le situazioni più critiche sono presenti nei comuni di Cosenza, Catanzaro, Trapani, Palermo, Enna e Sassari, dove le misure di razionamento sono state estese a parte o a tutto il territorio comunale per tutti i giorni dell’anno.

Un’altra problematica che colpisce 40 comuni delle regioni meridionali, dei quali più della metà siciliani, è la mancanza del servizio della rete fognaria. Il servizio è sostituito da sistemi autonomi di smaltimento dei reflui, come ad esempio fosse Imhoff, pozzi a tenuta o fosse settiche.

LE CRITICITÀ’ PRESENTI NEL TERRITORIO SICCITÀ’

Una tra le problematiche che riguardano la situazione idrica nel nostro paese è la siccità. Si nota, con molta preoccupazione, la situazione piuttosto negativa della Puglia e della Basilicata, le quali, come detto in precedenza, non godono di una sufficiente rete idrica, anche se, secondo l’ultimo report condotto dall’Osservatorio ANBI

Stato delle Risorse Idriche
(https://www.agricultura.it/2020/02/21/siccitacrisi-idrica-in-italia-mancano-gia-73-milioni-di-metri-cubi-dacqua-rispetto-alloscorso-anno/), viene segnalata una leggera riduzione del deficit nelle riserve d’acqua delle due regioni interessate. Situazione complessa anche in Sicilia, dove mancano
all’appello ben 73 milioni di metri cubi d’acqua (maglia nera per Palermo, i cui grandi bacini presentano ben 49 milioni di deficit rispetto al 2019, mentre altri invasi presentano maggiori quantità di acqua negli ultimi mesi). Al Nord situazione anomala per i grandi Laghi dove i bacini di Como e d’Iseo sono largamente sotto la media (sono rispettivamente al 24,7% ed al 27.9% della capacità
di riempimento). Critica la situazione anche in montagna, dove la neve continua a diminuire su tutta la catena alpina, mentre è quasi del tutto scomparsa nelle zone appenniniche, con l’unica eccezione rappresentata dal Gran Sasso.
Rimane stabile invece la situazione in Emilia-Romagna, mentre in Piemonte vi è stato un miglioramento rispetto ad un anno fa.

INQUINAMENTO DELLE ACQUE
Con inquinamento delle acque si intende qualsiasi cambiamento chimico, fisico o biologico che interessi un corso o uno specchio d’acqua, o le acque di falda, e che abbia effetto nocivo sugli organismi che utilizzano questa risorsa o che vivono a contatto con essa. Questo dell’inquinamento, purtroppo, è un problema sempre più attuale che causa gravi ripercussioni sulla salute umana.

 

Sulla base dei dati del registro E-Prtr (European Pollutant Release and Transfer Register), Legambiente ha calcolato che dal 2007 al 2017 gli impianti industriali hanno immesso, secondo le dichiarazioni fornite dalle stesse aziende, ben 5.622 tonnellate
di sostanze chimiche nei corpi idrici, riconducibili alle seguenti categorie: metalli pesanti (4.565 tonnellate pari all’81% del totale), altre sostanze organiche (852,8 tonnellate pari al 15% del totale), sostanze organiche clorurate (192,8 tonnellate pari al 3% del totale) e pesticidi (11,5 tonnellate pari allo 0,2% del totale). Dei metalli pesanti, che rappresentano circa l’80% delle sostanze totali, zinco (2.173 tonnellate), nichel (733,8 tonnellate) e rame (733,3 tonnellate) sono quelli più presenti, seguiti da piombo e arsenico, rispettivamente 320 e 185,8 tonnellate.

 

Figura 4. Andamento dei controlli sull’inquinamento delle acque non conformi in Italia dal 2003 al 2017 (https://www.minambiente.it/pagina/grafici-serie-storiche).
In figura 4 si riporta la serie storica (periodo 2003–2017) basata sulle percentuali di controlli risultati non conformi tra quelli effettuati dal Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente.

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